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Eccola questa lingua di ghiaia e sabbia protesa in tutti i possibili blu del mare greco, nei suoi verdi liquidi cristalli - quale caso, quale disegno mi hanno condotto? - smeraldo dai cunei di giada e di turchese, cobalto dalle fosse di pervinca e di viola. E il libro abbandonato accanto a me, con le pagine gonfiate ingiallite irrigidite dal sole e dalla salsedine, con nel margine interno dorati fini inestirpabili granelli. Un libro visionario su un'isola apparentemente deserta disabitata; un mondo originario, degli inizi: bianco accecante e blu - acqua e ghiaia - azzurri densi dell'aria, oro sfumato della sabbia. Bianco accecante e vuoto - questo schianto dentro di me - blu cupo e liquido oscuro magnetico anfratto dell'abisso. Nell'epoca in cui tutte le forme letterarie sembrano già esplorate, Insopprimibili Vizi vuole provare a sperimentare qualcosa di nuovo. Singoli, brevi, intensi momenti di essere che si espandono ognuno con autonomo respiro - i venticinque brevi racconti - ma anche frammenti sparsi di un morbido, pacato, tuttavia sovversivo itinerario di autenticità femminile. Pezzi di vita scomposti, non cronologici, ordinati in un non casuale disordine. Spetta a chi legge ricomporre il quadro, il romanzo. Un libro sapienziale, se per sapere si intende qualcosa di molto umile, di legato non alle specializzazioni colte ma all'esperienza che, partendo da uno stato di vuoto, cerca di raccontarsi per quello che è: nell'interezza di cuore, viscere, cervello, in un qui e ora che non ha certezze ma è sempre pronto a ridefinirsi in base a quello che sperimenta. Una scrittura al presente, il tempo dell'osservazione al rallentatore, dei sensi che vivono, dell'accadere in diretta: non il passato di chi sa e si radica, di chi vuole dominare il vissuto, ma il presente di chi vive e si interroga, di chi prova a fissare il fiore dell'attimo. Eppure... non perdere nulla... Nonostante le paure del giorno, non
è forse possibile compiere, Nel puzzle di schegge di luce le voci narranti tratteggiano - anche attraverso sottili rimandi di leit-motiv, attraverso sottili legami - l'estendersi non certo indolore, ma al tempo stesso radioso e appassionato dell'impudica, consapevole, inaddomesticata capacità della protagonista di attraversare momenti di essere fondamentali e di nominare, a partire dall'esperienza piuttosto che dal già detto o dal già codificato, l'accadere e i sentimenti. Un linguaggio dei sensi, denso e essenziale, privo di ogni elemento superfluo; parola significativa che tenta di incidere tracce non consumate. Un testo avvolgente che lavora su osservazione minuta, emozioni, pensieri, sensazioni mescolando, in un gioco di acrobatica interiore, passione e ironia. Ho sempre amato gli epistolari, con maggiore o minore esito li ho creati...Tutte quelle mie lettere ad esempio - tredici anni lunghi, cartacei - spedite senza copia, sia pur romanticamente inesorabilmente sminuzzate - quel non coraggioso giovanile amato amante - tutte quelle verbali emozioni dissolte nell'acqua, disperse nel vento... Nel mondo virtuale conserverei i miei file, non sarei stata cancellata. E magari la consumazione sarebbe avvenuta in anni più ristretti, veloci. Duemilaquattrocentonovantasette mail in un lustro forse, piuttosto che in un decennio abbondante. Ho sempre amato gli epistolari... anche monologanti solipsistici masochistici. Perché poi, in fondo, sono un insopprimibile vizio. Altri insopprimibili vizi? Vediamo Finché le tue parole giacciono in un cassetto non sei che una strana medica di te stessa, una grafomane qualunque; se circolano hai buone possibilità di mutarti in una scrittrice, una grafomane con tutte le carte in regola, autorizzata; se hai successo la tua grafomania può liberarsi addirittura illimitata sollecitata. Che di più desiderabile appetibile inebriante per chi pratica, senza più vie di uscita, l'irrimediabile vizio? Dovevo offrirgli un carnalissimo tè - così l'avevo chiamato - pretesto per conoscerci meglio, variazione del cappuccino del primo incontro. Non sono donna da coca cola o da aranciata. Dovevo offrirgli un carnalissimo tè - carnale nel senso di reale, quotidiano - per smussare il pathos di certe parole scritte, pericolosamente intense che ci scambiavamo; per parlare in prosa; per issare, chissà perché, l'argine, forse meno intrigante, della presenza. Dolcissimo; e a volte amaro, amarissimo... Mi sono svegliata, nel mio sonno spezzato, come in molte altre notti, in questo buio caldo e appena ventilato che, dalla finestra spalancata, mi trafigge di stelle. Avrei potuto dire "mi inonda"... mi inonda, certo, e al tempo stesso mi trafigge. Cosa si può dire dell'amore, infatti, te lo ricordi? Cosa si può dire... "Si potrebbero spazzare tutte le parole e ammucchiarle nel rigagnolo e l'amore non sarebbe diverso, quella ferita nel cuore, quel desiderio martellante che a stento si piega alla parola". E vizi ulteriori che vi invito a scoprire Laura Ricci è nata a Viterbo nel 1948 e, dopo aver vissuto a Pisa
Lucca Roma, al momento risiede in Umbria, nei pressi di Orvieto. Laureata
in lingue e letterature straniere ha sempre curato, accanto all'insegnamento,
il mestiere della scrittura. Attualmente si occupa di giornalismo e di
comunicazione on line. Collabora con le edizioni Akebia nella web-farm
e nella redazione del network di informazione www.unn.it per cui
cura alcuni magazine a carattere culturale. Dirige la rivista www.fabruaria.it,
esplorazioni letterarie artistiche naturalistiche. Ha pubblicato una
raccolta di versi, Le quattro stagioni (Rebellato, Venezia 1984). Insopprimibili
Vizi è il primo libro della sua seconda vita. |
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