|
Raffaele Abbate, quasi avvocato, ex dirigente dell'Inps,
confessa di essere dimagrito venti chili. Questo ha segnato una svolta
nella sua vita tanto da trasformarlo in scrittore. Ne viene fuori questo
libro che inaugura i "Nerodavorio" della Collana Fuori e annuncia
quella che in parte sarà la filosofia che la percorrerà.
"I Fetenti" danno vita ad un libro insolito,
dove l'autore avanza indossando la maschera dello humour più nero,
quasi pulp, per raccontarci che in fondo anche sulle peggiori malefatte
si può ridere. Di un riso amaro, certo. Il "sangue fa buon
riso" sembra ripeterci Abbate. La galleria del pozzo del diavolo. Il convoglio sferraglia lentamente sulla lunga salita che porta alla stazione di Vitulano. La locomotiva ansima, tira a stento sei pesanti vagoni merci, una carrozza viaggiatori, una carrozza bagagliaio, in coda un carro aperto a pianale con una pattuglia di soldati ed una mitragliatrice. Il tender è semivuoto, solo un piccolo mucchio di carbone. Nicola Marello il macchinista sa che deve economizzare il poco carbone che gli resta, deve riuscire ad arrivare alla stazione di Benevento per fare rifornimento, se ve nè ancora di carbone salvato dai bombardamenti notturni della RAF e degli americani. Dietro di lui lHauptmann delle SS Dieter Nuerberg minaccioso gli blatera dandare più veloce, ma Nicola non si scompone: Capitano, se vogliamo arrivare a Benevento questa è landatura e la velocità. Il mitra e la pistola sono arte tua ma la macchina è cosa mia e poi lacqua è quasi finita... Ci dobbiamo fermare a Vitulano. Sangue, acqua e champagne. E la sera del 3 novembre 1966, gli ultimi
ospiti escono dallampio portone del cinquecentesco palazzo Neostos
in Borgo dei Greci a Firenze. Il cavaliere Matteo Della Gherardesca, buon
ospite, attende sotto larcata del portone che gli ospiti si allontanino.
BIOGRAFIA scritta di sua propria mano da Raffaele Abbate EX DIRIGENTE ALLINPS SCRITTORE A TEMPO PERSO BLOGGER E ASSESSORE ALLA MONNEZZA Lautore (noto sul Web con i nick name Principe
Pazzo o Principe Rosso) nasce nella prima metà del secolo scorso
(era appena finita la seconda guerra mondiale e quindi prima infanzia
sotto alimentato) in una piangente cittadina di provincia (provate a passare
l'infanzia a Benevento negli anni 50 e vedete se riuscite a definirla
ridente). Riceve una educazione libera (non giocare a pallone che sudi,
non ti toccare che diventi cieco, non guardare quelle signore sul ciglio
della strada che prendi le malattie) e compie brillantemente gli studi
superiori in Liceo Classico della provincia di Napoli al cui confronto
l'orfanotrofio di Davide Copperfield è un asilo Montessori. Frequenta
l'università di Napoli a metà degli anni 60 e viene
vagamente sfiorato dal 68 (qualche corteo non autorizzato, qualche
occupazione, qualche scontro a parole). Si laurea e benché voglia
dedicarsi ad altro entra nella pubblica amministrazione (come tutti i
laureati meridionali). Malgrado la capa fresca ha fatto come
si dice una brillante carriera allINPS dove ignoravano ovviamente
quest'aspetto della sua personalità (navigatore di internet, inguaribile
chattarolo, blogger grafomane incallito). Come decisi di non fare più l'avvocato! Fine anni '60, mi laureo in giurisprudenza. Indeciso tra la carriera universitaria (prestigiosa nel futuro ma senza una lira nel presente) e la carriera di principe del foro(stanno aspettando proprio me), le inizio tutte e due: faccio l'assistente volontario (1200 a statino firmato) e il procuratore legale. Ad uno alle prime armi gli unici clienti che trova sono quelli "Recupero Crediti". Tra i miei clienti più affezionati c'era una tale Armanduccio o Curredo,che faceva (lo dice il soprannome) il mestiere di venditore ( a cambiali)di biancheria da corredi nei paesi dell'hinterland napoletano e della provincia di Caserta. Forse per la cattiva qualità delle merce venduta o perché la sua clientela era poco "onorabile aveva fasci di titoli protestati e una bella mattina si presentò nel mio studio,che il mio poco preveggente genitore, aveva attrezzato nella magione avita. Era uno scatolone pieno di cambiali protestate, mi luccicavano gli occhi per la gioia, pensando all'anticipo che mi avrebbe pagato il prode Armanduccio. Il cliente mi tolse ogni illusione. "Avvocà (traduco in italiano perchè il nostro si esprimeva in uno strettissimo, incomprensibile e irriproducibile dialetto) vedete voi quello che recuperate, poi vi pago il 20%, ah accetto anche cambiali, il soldo deve coriccolare (sic)" . Con gentilezza feci notare al cliente che le norme deontologiche non mi consentivano operazioni di tal fatta. Ma Armanduccio fu irremovibile. Per ridurre le spese facevo precedere l'inizio dell'azione esecutiva da una garbata diffida su la mia elegante carta intestata. Vuoi per fortuna vuoi perché l'indirizzo napoletano e lo studio ben arredato intimidivano i debitori, ebbi i primi successi. Ma trattandosi di pagamenti o di rinnovi di cediti di piccoli importi e essendo pagato a percentuale soldi ne arrivavano pochi. C'era nella vetrina del Concessionario della Morris a Via Crispi una Mini Cooper nera seminuova che era le sette bellezze . Il genitore non volle sentir ragioni a anticiparmi la somma necessaria per l'anticipo ed allora decisi di investire i pochi guadagni per iniziare una vera azione di recupero in via giudiziaria nei confronti del debitore più grosso di Armaduccio un tale Silvestri di Casale di Principe che aveva quasi una trentina di milioni di cambiali protestate e che aveva completamente ignorato il mio garbato invito a presentarsi al mio studio. Iniziai gli atti esecutivi e restai in attesa fiduciosa sopratutto perchè l'ufficiale giudiziario della Pretura della zona al quale portai l'atto da notificare (con un aria molto perplessa ripensandoci a posteriori) alla mia richiesta se conosceva il debitore e se "aveva da perdere" mi rispose con due affrettati si. Ed ora viene il bello. Ricordo la data 10 febbraio 1969, erano le otto di sera, era una giornata "di acqua e viento" come diciamo a Napoli, che ti invogliava a rimanere a casa, stavo ascoltando musica ad un tratto squilla il citofono del studio (aveva pensato anche a questo il genitore), non mi va di rispondere, ma mio padre sempre vigile ed attento a contrastare la mia pigrizia: Vai è un cliente e ai clienti si risponde! Ma con la tua pigrizia e indolenza come vuoi fare carriera! Per evitare ulteriori prediche paterne, io sventuturato risposi (come Gertrude al turpe Egidio). Era Armanduccio "Avvocà mi ha chiamate Silvestre ha avute gli atti e vuole pacare parte a contanti e parte a cambiali. Vuole che antiame ad incassare da lui e vi vuole anghe a voi. Vi porto con la mia macchina. vi sapetto (sic) " Feci notare ad Armanduccio che era una procedura insolita, ma non ci fu niente da fare. Mi vestii in fretta, spinto dall'avidità (il 20% di trenta milioni erano sei milioni altro che Mini Cooper usata mi compravo la MG spider e mi restavano i soldi per un viaggione in Inghilterra da signore e non da morto di fame). Sotto una pioggia sempre più torrenziale nella Fiat 1110 familiare di Armanduccio, carica di biancheria, dopo un ora arrivammo a Casale di Principe. Intanto aveva smesso di piovere. Le strade del paese erano deserte e Armanduccio si fermò davanti ad una sala cinematografica ove davano Django contro Sartana e mi fece cenno di entrare. Irato, morto dal freddo e con una nausea montante da mal dauto per la guida a strappi, gli riposi "Armandù ma ti pare il momento di andare al cinema" "No avvocate! Silvestre abita dentro al Cinema. Nell'angusto foyer, la maschera (che ci aspettava e neanche questo mi preoccupo) ci fa cenno di entrare. Nella fumosa sala una decina di insonnoliti spettatori stavano seguendo l'ennesimo duello tra gli eroi del film. Attraversiamo tutta la sala. Di fianco allo schermo, dietro una porta alcuni gradini ci portano in un ampio giardino, lo attraversiamo tutto, in fondo c'è una casetta bassa, vi entriamo, un ampia stanza con in fondo un camino nel quale bruciano umidi rami che mandano un acre fumo, davanti al camino curvo che attizza il fuoco una massiccia figura. Ci sente arrivare e si volta, capelli neri ed una folta barba "Ah voi siete l'avvocato che mi ha fatto gli atti! La nostra famiglia non è abituata a queste cose! Avete avuto coraggio! Comunque avrete quello che dovete avere" si alza ed esce. Guardo Armanduccio con area interrogativa ma non faccio a tempo a parlare che la porta si riapre e appare Silvestre, non è solo, davanti a lui, al guinzaglio di una spesa catena, due esemplari enormi, neri, di mastini napoletano. Con tono colloquiale come ci stesse offrendo il caffè "Volete il vostro credito? Ecco il pagamento" e scioglie la catena al grido "Masaniè, Bambulè pigliateli". E fu allora che compresi l'importanza dell'educazione fisica a scuola e dell'essere sempre in forma. Penso di avere battuto il record dei cento metri quelli che mi separavano dalla casa di Silvestre alla stazione dei carabinieri posta all'ingresso del paese. Il povero Armanduccio non fu così fortunato: Due mesi di ospedale e la macchina scomparsa con tutta la mercanzia. Così abbandonai la carriera di principe
del foro. E la Cooper? Beh
i mobili dello studio oramai a cosa diavolo
mi servivano
e trovai un buon compratore!
|
|
![]() |